I MUSEI DEGLI ORRORI
written by Lidia Peritore
Auschwitz mi sconvolse! Per visitare il campo di sterminio nazista, dovetti fare appello a tutte le mie forze, sapevo che non ne sarei uscita illesa ma non immaginavo fino a qual punto! Documentari e cinematografia non avevano mai reso il senso dei fatti come il vedere con occhi e toccare con mano.
Oggi "Patrimonio dell'Umanità, ieri "Museo degli orrori" e basta! Un monito imperituro per le generazioni presenti e future, affinchè questi delitti contro la persona non abbiano a ripetersi!
Per attuare questo progetto è necessario mostrare le prove dell'orrore. La gente dimentica in fretta, non permettiamo che codesti crimini vengano, nuovamente, perpetrati da chi, dibattuto tra follia e ignoranza, volesse ripercorrerne la via.
Per le medesime ragioni, "il Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso", aperto al pubblico a Torino, deve essere un monito per le nuove generazioni, che costituiranno la futura classe dirigente , affinchè più non accada che reperti umani, si suppone, di povera gente del sud, persone usate come niente per esperimenti, sia vive che morte, vengano prodotti, al fine di avvalorare aberranti concezioni di "Antropologia Criminale"! Una scienza della quale Egli fu il padre ma senza alcun merito, a causa della sua ideologia discriminante e priva di fondamento scientifico, basata sulla fisiognomica e l'ereditarietà. Essa prevede che un padre, ritenuto un assassino solamente per qualche difformità del volto, generi una prole criminale.
E' necessario che i nostri figli e i nostri nipoti si rendano conto della gravità delle azioni e delle conseguenze causate da quest'essere abietto, criminale egli stesso, non criminologo ! La memoria si conserva e tramanda, soltanto, se supportata da fatti e misfatti. Nessuno potrà mai dire: non sapevo o non so!
Purtroppo, le pratiche orrende, compiute su cavie umane, non terminarono alla sua morte e non resero lodi neppure ad un'altra disciplina: la Psichiatria che, malgrado risalisse ad Ippocrate, nel corso dei secoli, non ebbe un'evoluzione degna, essa si basò su atti criminosi per far fuori chi veniva considerato diverso o scomodo. Bastava un difetto fisico o il soffrire di crisi epilettiche o risultare poco gradito e dannoso ad altri, per essere catalogato fra i malati di mente e sottoposto a torture, persino, un tempo, mandato al rogo. Nella storia degli ospedali psichiatrici è da includere il potere che gli psichiatri avevano di internare le persone, a propria discrezione, tant'è che in centinaia di anni, ne fecero fuori milioni, nel mondo occidentale. Negli anni trenta, periodo di massimo splendore, trasformando innumerevoli pazienti in cavie, la psichiatria inventò e praticò la lobotomia, il coma da shock da insulina e l'elettroshock. Terapie praticate, nonostante gli effetti deleteri, fino alla fine degli anni settanta.
La legge Basaglia nel 1978, attuò la chiusura dei manicomi e regolamentò "il Trattamento sanitario obbligatorio", istituendo "i servizi di igiene mentale".
Che i Manicomi fossero dei luoghi di tortura legalizzata, non c'è dubbio. Il minimo che potesse capitare ai poveri esseri umani, ipotizzati pazzi, era il subire macabri rituali, legati a letti di contenzione o immersi nell'acqua gelata oppure fasciati con bende sature d'urina e tant'altro ancora. I seguaci delle teorie Lombrosiane, sottobanco, continuarono le sperimentazioni su vivi e morti. Il cervello, si riteneva fosse la fonte dei mali e non si curava il lato umano, i sentimenti, le emozioni, forse, costoro pensavano che codeste creature fossero scevre dal provare il dolore che infliggevano agli altri ma si guardavano bene dal provare personalmente. E dal cervello partirono le basi della moderna Psichiatria che attribuisce alla carenza di determinate sostanze chimiche la fonte d'ogni guaio dei malati di mente, esseri umani feriti nell'anima, annientati, spesso, senza alcun ritegno. Ancora oggi nel XXI secolo ci sono professionisti che basano le loro congetture sulla falsa riga del Lombroso e qualche povero diavolo che in quelle maglie s'imbriglia, inconsapevolmente, si sente dire: "Come diceva il mio professore all'università, bisogna essere in grado di fare una diagnosi non appena il paziente appare sull'uscio, soltanto, guardandolo in faccia!" Effettivamente, costui emette un verdetto che risulta essere molto di tendenza, in quel momento, etichettando allo stesso modo chiunque passi dal suo studio!
E non è tutto, alcuni intimidiscono, come un tempo, i sofferenti, fin dal primo colloquio, minacciandoli di richiederne il ricovero coatto e di rinchiuderli in stanze buie, in isolamento, praticando loro terapie farmacologiche delle quali non possono conoscere il nome per evitare la lettura del foglietto illustrativo. Un trattamento molto efficace, affermano, per far sì che i malati guariscano in fretta da certe psicosi. Sembra pura fantasia ma non lo è. Dopo più di trent'anni dall'attuazione della legge 180, ancora, sei Manicomi Criminali rimangono aperti, a testimoniare un'orrenda vergogna che uno Stato democratico non cancella.
E' risaputo che le cose non sono mai cambiate, anche l'induzione di scariche elettriche nei cervelli degli ipotetici pazzi, legalmente vietata, viene praticata sottobanco, un crimine che trasforma le persone, affette da depressione, in vegetali e cadaveri a breve termine.
Se prima della legge Basaglia, gli specialisti in questione avevano potere di vita o di morte sul paziente, adesso, in teoria, egli ha la possibilità di accettare o meno determinati protocolli, essendo tutelato dal consenso informato. In pratica, il cittadino, per carenza d'informazione, sovente, cade nelle mani di qualche pazzo, che si crede scienziato, e paga un prezzo troppo alto per una fiducia mal riposta. Difendiamoci da questi folli persecutori, affetti da delirio d'onnipotenza, che degli umani pietà non hanno, operiamo scelte oculate e sensate, inculchiamo sani principi ai nostri figli e poi, incrociamo le dita e, auguriamoci:"buona fortuna"!
@LidiaPeritore@