IL PICCOLO DIAVOLO VA ALL'INFERNO E TRIONFA By Lidia Peritore
Da almeno mezzo secolo, la Letteratura italiana è stata trascurata, rischiando di perdere quel prestigio che la distingueva. Non giova alla causa studiare per obbligo. Occorre quel trasporto che ci fa immergere nella lettura, per bearci d'ogni poetica e condividere le ideologie, prediligendo chi più si accosta alla nostra indole. Soltanto così è possibile annegare in quel profondo e dolce mare! Roberto Benigni ha dato il proprio contributo, in tal senso, rilanciando il Sommo Poeta, in tutto il suo immenso sapere, portandolo nelle case di quegli italiani che, per svariati motivi, non ebbero l’opportunità di approfondirlo. Il suo metodo consente il contatto con ascoltatori eterogenei e riesce a trascinarli mentre si addentra nei meandri della Commedia. Per fortuna in ambito scolastico, numerosi e bravi docenti, da sempre, fanno conoscere Dante, con competenza e maestria, ottenendo il medesimo successo. Quando parlo d’interpretazione e analisi, è doveroso precisare i due differenti approcci. Ogni professionista, fedele alla propria etica, ubbidisce a determinate regole. Gli insegnanti si rivolgono a utilizzatori specifici, ad alto livello, come richiesto dal corso di studi intrapreso dai discenti. A sua volta, Benigni, ubbidendo agli schemi del Teatro, non emula il docente, segue un codice diverso. Non c’è analogia fra loro, gli uni declamano, l’altro recita! Salvo che, il docente non sia anche attore. E’ sano lo scopo di far conoscere il Poema a un pubblico più vasto, analizzando i versi in modo semplice. Purtroppo, tale scelta, a volte, è parsa riduttiva agli addetti ai lavori ma l’abbandonarsi alla lezione colta, non era l’obiettivo prescelto. Lasciamo, quindi, che Dante penetri in quegli ambiti dove non è mai stato menzionato e ben venga un simile programma, per rendere la nostra cultura fruibile da tutti, non può restare proprietà esclusiva di una categoria egemone. Proprio codesta egemonia, Benigni ha cercato di smorzare, riuscendo a soddisfare, in pieno, l'enunciato: emittente messaggio ricevente. E quando giunge il momento di recitare, dopo aver ottenuto la necessaria comprensione, l’attore rientra nella propria pelle e si esalta, servendosi d’ogni mezzo che il ruolo gli consente, dalla comunicazione verbale e non, con voce cangiante, gesti e mimica facciale, si trasfigura, s’impadronisce della scena e ci fa gustare ogni Canto con abilità artistica tale, da far sembrare realtà la finzione. E mutando il tono, con l’avvicendarsi dei protagonisti, Egli trasmette allo spettatore le emozioni e i sentimenti racchiusi nei versi: stupore, sgomento, paura, dolore, che si fa pianto, quando la condizione lo richiede e ingenera Pathos, commuovendo e mandando il pubblico in delirio!
IL PICCOLO DIAVOLO VA ALL'INFERNO E TRIONFA
RispondiEliminaBy Lidia Peritore
Da almeno mezzo secolo, la Letteratura italiana è stata trascurata, rischiando di perdere quel prestigio che la distingueva.
Non giova alla causa studiare per obbligo. Occorre quel trasporto che ci fa immergere nella lettura, per bearci d'ogni poetica e condividere le ideologie, prediligendo chi più si accosta alla nostra indole. Soltanto così è possibile annegare in quel profondo e dolce mare!
Roberto Benigni ha dato il proprio contributo, in tal senso, rilanciando il Sommo Poeta, in tutto il suo immenso sapere, portandolo nelle case di quegli italiani che, per svariati motivi, non ebbero l’opportunità di approfondirlo.
Il suo metodo consente il contatto con ascoltatori eterogenei e riesce a trascinarli mentre si addentra nei meandri della Commedia.
Per fortuna in ambito scolastico, numerosi e bravi docenti, da sempre, fanno conoscere Dante, con competenza e maestria, ottenendo il medesimo successo.
Quando parlo d’interpretazione e analisi, è doveroso precisare i due differenti approcci.
Ogni professionista, fedele alla propria etica, ubbidisce a determinate regole. Gli insegnanti si rivolgono a utilizzatori specifici, ad alto livello, come richiesto dal corso di studi intrapreso dai discenti. A sua volta, Benigni, ubbidendo agli schemi del Teatro, non emula il docente, segue un codice diverso.
Non c’è analogia fra loro, gli uni declamano, l’altro recita! Salvo che, il docente non sia anche attore.
E’ sano lo scopo di far conoscere il Poema a un pubblico più vasto, analizzando i versi in modo semplice. Purtroppo, tale scelta, a volte, è parsa riduttiva agli addetti ai lavori ma l’abbandonarsi alla lezione colta, non era l’obiettivo prescelto.
Lasciamo, quindi, che Dante penetri in quegli ambiti dove non è mai stato menzionato e ben venga un simile programma, per rendere la nostra cultura fruibile da tutti, non può restare proprietà esclusiva di una categoria egemone.
Proprio codesta egemonia, Benigni ha cercato di smorzare, riuscendo a soddisfare, in pieno, l'enunciato: emittente messaggio ricevente.
E quando giunge il momento di recitare, dopo aver ottenuto la necessaria comprensione, l’attore rientra nella propria pelle e si esalta, servendosi d’ogni mezzo che il ruolo gli consente, dalla comunicazione verbale e non, con voce cangiante, gesti e mimica facciale, si trasfigura, s’impadronisce della scena e ci fa gustare ogni Canto con abilità artistica tale, da far sembrare realtà la finzione. E mutando il tono, con l’avvicendarsi dei protagonisti, Egli trasmette allo spettatore le emozioni e i sentimenti racchiusi nei versi: stupore, sgomento, paura, dolore, che si fa pianto, quando la condizione lo richiede e ingenera Pathos, commuovendo e mandando il pubblico in delirio!
25 luglio 2015
@LidiaPeritore@
(inedita, tutelata dalla legge)